4 Dicembre 2019


RAEE, la direttiva europea e la legge italiana

di Luca Rossi

Nell’anno 2017 sono state prodotte a livello mondiale 72 milioni di tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Numeri importanti, che fanno riflettere. Emerge quindi la necessità di avere consapevolezza di cosa questi rifiuti siano veramente e di come debbano essere gestiti.

Il funzionamento del sistema di gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) in Italia è definito dal Decreto Legislativo 14 marzo 2014 n.49, in attuazione della direttiva 2012/19/UE.

Il decreto è stato ultimamente aggiornato con l’approvazione in Senato della Legge 3 maggio 2019, n.37, che ha integrato le più recenti disposizioni comunitarie del 2018, in cui l’argomento RAEE è trattato nell’Articolo 19

Già a partire dalle prime battute, “Art. 1 – Finalità”, si intuisce immediatamente quanto sia forte il legame tra rifiuti, ambiente, salute e qualità della vita. Infatti, il decreto che ha per tema le modalità di gestione e smaltimento di computer, cellulari, radio, televisori, frigoriferi, per prima cosa “stabilisce misure e procedure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana”, nello specifico, attraverso le seguenti modalità:         

a) prevenendo o riducendo gli impatti negativi derivanti dalla progettazione e dalla produzione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche e dalla produzione e gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;

b) riducendo gli impatti negativi e migliorando l’efficacia dell’uso delle risorse per conseguire obiettivi di sviluppo sostenibile, in applicazione dei principi e dei criteri di cui agli articoli 177, 178, 178-bis, 179, 180, 180-bis e 181 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.

Il consumatore medio forse non potrà intervenire sul primo punto, quello della progettazione e della produzione, ma sicuramente può fare del suo meglio sull’utilizzo che fa dei prodotti elettronici, quindi sul secondo punto, sul quale c’è un largo margine di lavoro anche per i rivenditori.

Intanto, così da poterli inquadrare e comprendere, vediamo che i RAEE sono suddivisi, in base a caratteristiche di omogeneità, in cinque raggruppamenti:

R1 – grandi apparecchi di refrigerazione, frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici per la refrigerazione e il condizionamento;

R2 – altri grandi bianchi: lavatrici, asciugatori, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici per il riscaldamento e altri grandi apparecchi elettrici;

R3 – tv o monitor con o senza tubo catodico;

R4 – apparecchiature informatiche, apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, apparecchi di illuminazione, tutto quanto non esplicitamente presente negli altri raggruppamenti;

R5 – sorgenti luminose (tubi fluorescenti, lampade fluorescenti compatte, lampade a scarica ad alta intensità, comprese lampade a vapori di sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuri metallici, lampade a vapori di sodio a bassa pressione, lampade a Led).     

È bene che ognuna di queste tipologie di rifiuti venga smaltita nel modo corretto e che da essa se ne tragga il miglior beneficio, sia in termini economici che ambientali. Uno dei modi in cui il cittadino può scegliere di smaltire queste tipologie di RAEE è attraverso la consegna al rivenditore.

Nel Decreto Legislativo 14 marzo 2014 n.49, nello specifico all’Articolo 11, sono anche contenute le indicazioni per i distributori-rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) e sono elencati gli obblighi cui questi devono attenersi, tra cui quello di assicurare, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica destinata ad un nucleo domestico, il ritiro gratuito, dell’apparecchiatura usata.

Nello specifico, all’articolo 2 del Decreto 31 Maggio 2016, n. 121, in cui sono approfondite le modalità di applicazione del DL n.49 del 2014, viene espressamente indicati quali sono gli esercizi commerciali cui questa legge si applica:

a) distributori con superficie di vendita di AEE al dettaglio di almeno 400 mq, obbligati ai sensi dell’articolo 11, comma 3 del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49, ad effettuare il ritiro dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei domestici secondo il criterio dell’uno contro zero;

b) distributori con superficie di vendita di AEE al dettaglio inferiore a 400 mq che, pur non essendo obbligati, intendano effettuare il ritiro dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei domestici secondo il criterio dell’uno contro zero;

c) distributori che effettuano vendite mediante tecniche di comunicazione a distanza ai sensi dell’articolo 22, comma 2 del decreto legislativo 14 marzo 2014, n.  49 che, pur non essendo obbligati, intendano effettuare il ritiro dei RAEE di piccolissime dimensioni provenienti dai nuclei domestici secondo il criterio dell’uno contro zero.

Approfondire le proprie conoscenze riguardo le realtà operative che si occupano di gestione dei RAEE, corretto smaltimento e recupero dei materiali riutilizzabili, può essere un buon incentivo per stimolare il consumatore a gestire bene i propri rifiuti. Quindi segnaliamo un video efficace ed esaustivo, realizzato da Roberto Cavallo per il programma Scala Mercalli, che ci mostra alcuni esempi di aziende italiane che operano nel settore.